Fra San Gregorio di Sassola, Gallicano, Poli e Gabii ci sono numerosi e suggestivi resti di arcate di acquedotti, che servivano a superare le numerose forre presenti in questa zona. Solo in prossimità di Roma le teorie delle arcate degli acquedotti, considerati la più grandiosa opera di ingegneria civile fino al 1800, si manifestavano (e si manifestano in parte tuttora) in tutta la loro imponenza. E ancora oggi lasciano stupefatti coloro che visitano il parco degli acquedotti fra Cine-città e Tor Fiscale.


Ma…perché questa premessa? Perché stiamo per attraversare un territorio bellissimo, e per di più contraddistinto dall’ingegno dei romani.
Detto ciò, partiamo la mattina, magari dalla sede Konsumer di via Vincenzo Cesati a Roma. Da qui possiamo imboccare rapidamente la via Prenestina (che solo la domenica non è troppo trafficata) per uscire dalla città. All’osteria dell’Osa lasciamo la Prenestina e imbocchiamo la via Polense.

Se faremo attenzione a un cartello con scritto “vendita di for-maggio” poco dopo l’incrocio con via Massa di S.Giuliano, sulla nostra destra, al chilometro 21 della via Polense, potremo approfittare delle squisite forme di ricotta e di primo sale a chilometri zero di Giuseppina e Francesco. Il tutto all’interno di un bel complesso agricolo di inizio ‘900 e per fortuna ancora operativo. La Polense si biforca dopo alcuni chilometri davanti a un vecchio e aggraziato edificio. A sinistra si va verso Tivoli. Noi invece andiamo a destra verso Gallicano e Palestrina.Non giriamo però di nuovo a destra verso Palestrina, ma proseguiamo dritti in direzione di San Vittorino. Passiamo così sotto un arco di roccia, che è una sorta di Stargate che ci riporta indie-tro nel tempo. Infatti dopo questo arco ci troviamo in una valle rigogliosa, e arriviamo al piccolo paese fortificato di San Vittorino, dove il tempo si è fermato e…dove finisce la strada asfaltata!
La capitale sembra lontanissima. Invece siamo ancora nel comune di Roma!

Prendiamo ora la strada che dal paese porta verso l’esteticamente mostruoso santuario della Madonna di Fatima, lasciamo la macchina dove la strada, divenuta sterrata, si fa impraticabile e continuiamo a piedi. Passiamo sopra l’autostrada e dopo alcune decine di metri imbocchiamo un piccolo sentiero in discesa, che si stacca davanti a noi in corrispondenza della prima curva. Il sentiero si inabissa in una profonda forra. Dopo circa quindici minuti siamo sul fondo del fosso, detto di Ponte Terra: una gola pro-fonda e verdissima, solcata da un ruscello e con alte felci e al-beri ricoperti di muschio: un ambiente molto fantasy.
A proposito: dove va il ruscello? Caspita! Entra in una galleria!
Infatti, oltre a trovarci in un luogo di grande bellezza, siamo anche davanti a una delle meraviglie ingegneristiche dei romani: un traforo scavato per incanalarvi l’acqua del fosso, così da permettere la costruzione del ponte di terra che ci sovrasta, edificato per superare la gola, dal quale siamo peraltro scesi senza accorgercene e che solo dal basso riusciamo a inquadra-re nella sua grandiosità.
Riprendiamo la macchina, torniamo indietro e dopo l’arco di pietra giriamo alla seconda a sinistra verso la nostra meta, Palestrina.

La strada è magnifica, poco trafficata e in mezzo a verdi colli-ne, su una delle quali a destra sorge il castello di Passerano, privato, e bellissimo anche se visto solamente dalla strada. Giunti a un trivio abbiamo a destra la Prenestina che viene da Roma e che avevamo lasciato all’osteria dell’Osa, mentre da-vanti abbiamo la strada per Palestrina. No! Ancora non andiamo a Palestrina. Giriamo invece a sinistra, seguendo le indicazioni per Gallicano (grazioso paese costruito su una cresta fra due forre) ed entriamo nella scura tagliata dove passava la Prenestina antica, con sulla destra una piccola chiesa scavata nella roccia. Anche qui possiamo provare sensazioni particolari. Un po’ come nel fosso di Ponte Terra. Poche decine di metri e siamo di nuovo al sole. Alla nostra destra c’è il bellissimo Ponte Amato, mentre a sinistra dobbiamo fare caso a una stra-da bianca, all’inizio della quale c’è un pannello con le indicazioni per il sentiero degli acquedotti.

Parcheggiamo e imbocchiamo questa strada bianca. Camminiamo per circa venti minuti avvistando prima i resti dell’acquedotto della Bullica e poi, sotto un ponte, in basso e alla nostra sinistra, gli impressionanti resti di ponte Pischero.
Riprendiamo la macchina. Prima di giungere a Palestrina, affiancati alla nostra sinistra dal selciato della Prenestina anti-ca, vediamo un’indicazione a sinistra per la fonte Ceciliana (chiusa la domenica). Si tratta di uno splendido complesso liberty abbastanza in disarmo (come purtroppo gran parte degli stabilimenti termali periferici e delle attività produttive in genere), con la rosso/british cabina del telefono utilizzata come dispenser di bicchieri, e con la leggera e squisita acqua che esce dalla fontana. Si è fatta l’ora di pranzo. E ci possiamo accomodare ai tavoli di Casale Pepe (www.casalepepe.com), subito fuori Palestrina, dove la simpatica proprietaria Sinisia ci farà gustare deliziosi piatti con ingredienti della zona e in particolare della norcineria del casa-le. Dopo il pranzo c’è da fare la breve passeggiata nel parco dell’agriturismo, con il suo lago nel quale si riflette Palestrina. Palestrina è particolarmente suggestiva se vista dal basso. Soprattutto se veniamo a sapere che è stata costruita sopra uno dei santuari più grandi mai edificati nell’antichità: il santuario della Fortuna Primigenia. E non può quindi mancare, una passeggiata per il paese.